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Artisti
Associazione Culturale Zampognari Cardeto L'Associazione Culturale Zampognari Cardeto nasce nel 2003 da un'idea di Sebastiano Battaglia con lo scopo primario di valorizzare e riportare alla luce alcune tradizioni musicali agro-pastorali che, con l'avvento della nuova tecnologia e la mancanza di scuole atte allo scopo, stavano man mano perdendo valore, facendoli scivolare in quel dimenticatoio al quale un pò tutti siamo abituati se non stimolati continuamente. Sebastiano Battaglia inizia a suonare molto giovane. Inizia con l'Organetto e il Tamburello proseguendo quelle che sono le tradizioni del proprio paese natìo: Cardeto. Passa poi all'armonica a bocca per poi soffermarsi sullo strumento a lui più caro: la Zampogna. Inizia non senza difficoltà. Anzi diciamo che inizia nei momenti che il lavoro gli lascia liberi e nei momenti in cui i "vecchi" zampognari possono dedicargli del tempo. Col passare degli anni capisce che è quello lo strumento sul quale puntare poichè di suonatori ne sono rimasti veramente pochi e la continua e crescente richiesta di partecipazione ai vari eventi e feste patronali lo inducono alla fondazione dell'Associazione. Ma non è solo perchè viene prontamente supportato da un gruppo di amici con la stessa passione: suonare gli strumenti che per un certo verso hanno fatto storia e da sempre sono stati simbolo e stimolo di aggregazione. L'Associazione si è sviluppata a tal punto da partecipare a manifestazioni non solo regionali ma anche nazionali. [sito web] Marasà “Il nostro progetto musicale ha alla base la ricerca e lo studio degli strumenti e dei repertori della tradizione orale calabrese, dai canti processionali religiosi alle ninne nanne, dalle serenate alla musica d’abballu, dai canti di lavoro a quelli narrativi. E’ da questa base che parte il nostro lavoro, da documenti precisi ed esistenti, che vengono approfonditi e pensati per essere interpretati dal gruppo. Il nostro approccio musicale ai modelli tradizionali di riferimento segue due tendenze principali: la rielaborazione di melodie tradizionali di riferimento, che vengono armonizzate ed elaborate secondo le nostre esperienze ed il nostro gusto musicale, ed il tentativo di comporre della nuova musica, nuove melodie, miscelando elementi grammaticali di origine popolare con altri che popolari non sono…” [sito web] Il ballo dei Giganti I giganti fanno parte di una antica ed allegorica tradizione calabrese particolarmente radicata nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. In alcuni luoghi calabresi essi prendono il nome di Mata e Grifone. Mata è una regina indigena , molto appariscente e formosa con guance rosse come pomodori maturi, indossa vistose collane e grossi orecchini, vesti colorate con colori sgargianti e appariscenti sino all’inverosimile. Un vero trionfo del cattivo gusto estetico e scarsa finezza. Grifone è un re turco il cui aspetto è messo in evidenza da un cappellaccio nero, da una corona piena di piume, da grandi baffi o barba nera e pelle scura che incute rispetto e paura. Alcuni racconti popolari narrano che la regina venne rapita dal turco giunto dal mare. Sicuramente l’allegoria ripropone il periodo storico in cui le coste calabresi erano continuamente preda delle scorribande dei saraceni che approdavano sulle coste depredandole di ogni cosa e dove le donne (particolarmente belle) erano spesso viste come prede da non lasciarsi sfuggire. Il ballo rituale dei giganti - un'autentica tarantella calabrese - è un vero e proprio trionfo dell'amore, ma anche della nostalgia, del silenzio e del ritmo. Quella dei giganti, in sintesi, è una storia d'amore ed è raccontata proprio attraverso un ballo di corteggiamento. La danza rituale, infatti, si apre con una coreografia che comprende una serie di giravolte, di cerchi che si stringono, sempre di più, fino ad avvicinare i due in un abbraccio e in un bacio infinito. Mentre avviene tutto ciò, i tamburi battono freneticamente, quasi a incitare i giganti ad avvicinarsi di più. La processione che segue i giganti sembra approvare questo eterno e speciale atto d'amore, che dura da centinaia d'anni, un amore reso pubblico, mostrato apertamente per strada, in piazza, un rapporto agli occhi di tutti. Con i loro gesti d'affetto, però, i giganti s'innamorano come essere mortali e il mito che rappresentano scende a livello umano. |
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