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Briganti - l'Altra Storia
Motta Filocastro 4 agosto 2010
Quando la storia fa scomodo a qualcuno, si inventano "le storie". Sfatiamo il clichè
sui briganti per comprendere, senza necessariamente giustificare, l’origine
della loro “leggendaria anarchia”.
PROGRAMMA
Il Brigantaggio: lineamenti storici
Prof.ssa Marta PORCINO
Docente di Lettere
Il Brigante al Tempo di Internet
Prof. Antonino CAMPENNI’
Docente di Sociologia - UNICAL di Cosenza
Il Risorgimento come Guerra Civile
Prof. Ulderico NISTICO’
Consigliere Nazionale del Sindacato Libero Scrittori Italiani
MODERATORE
Avv. Corrado Antonio L’ANDOLINA
Presidente Centro Studi Aramoni
PRESIEDE
Ing. Graziano CIANCIO
Presidente Ass. Culturale Il Tocco
Durante la serata sarà possibile visitare la mostra fotografica
"Briganti e Brigantesse nel Regno delle Due Sicilie"
“Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della
memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun
altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per
loro un’altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare
quello che è stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora più in fretta”
(Milan Kundera)
RASSEGNA STAMPA
BRIGANTAGGIO E SUD ITALIA
CONFRONTO A LIMBADI
Limbadi. Lo scorso mercoledì dalla suggestiva piazza sita
nel centro di Motta Filocastro, piccola frazione di Limbadi, si è diffusa la luce
più intensa, quella che irradia cultura. Unico strumento attraverso cui conoscere
in profondità il presente e lanciare uno sguardo sul futuro. Artefice dell’iniziativa
culturale l’associazione "Il Tocco" da molti anni impegnata sul versante della
conoscenza storica di fatti, costumi e tradizioni locali. Ad aprire le “danze”
dialettiche il suo presidente, Graziano Ciancio il quale dopo i rituali ringraziamenti
ha sottolineato lo spirito del convegno col quale si è voluto approfondire un argomento
cruciale per l’unità d’Italia «senza pregiudizi o esaltazioni di sorta.
Insomma, un piccolo contributo in direzione della verità storica».
Al gran completo la comunità mottese che ha assistito alla manifestazione con interesse
e curiosità. Tra i relatori, la prima a prendere la parola, Marta Porcino proveniente
dal Salento e studiosa del patrimonio materiale e immateriale del Sud. L’intervento
della docente pugliese ha condotto all’analisi della storia “ufficiale”,
quella cioè riportata sui testi scolastici per decenni «confrontata con una serie
di aspetti che, necessariamente, una storia scritta dai vincitori non prevede».
Da qui, quindi, è passata alla trattazione di quel fenomeno che negli ultimi anni
è stato definito di "piemontesizzazione" dell’Italia post-unitaria. La Porcino
ha snocciolato circostanze e dati oggettivi dai quali si desume come la condizione
economica e sociale del Sud nel periodo post-unitario sia peggiorata. Processo involutivo
che ha accentuato e fatto esplodere il fenomeno del "brigantaggio" già storicamente
presente nel Sud, sia pure con peculiarità differenti e dimensioni circoscritte.
Risultato: una vera e propria guerra civile che causò migliaia di morti, saccheggi,
stupri, violenze e nefandezze di ogni tipo.
A seguire, l’intervento del professore Antonino Campennì, sociologo e docente
presso l’Università della Calabria, facoltà di Scienze politiche. Tema trattato:
"I briganti al tempo di internet. Riflessioni non sistematiche sulla persistenza
del mito del brigantaggio nel Mezzogiorno contemporaneo”. Capennì ha sviscerato
la figura del "brigante" considerando l’influenza sociale, sociologica e culturale
che ha avuto dalla seconda metà dell’Ottocento e fino all’attualità.
Il fenomeno del "brigantaggio" è stato quindi delineato alla luce delle memorabili
pagine scritte da Carlo Levi in "Cristo si è fermato ad Eboli". Significativa la
sua conclusione: «In un Sud che ha rimpiazzato il mito dell’industria con
quello del turismo e della cultura come prodotto da vendere, che ha più voglia di
sagre che di rivolte, il mito dei briganti rischia di perdere quell’ultima
emozione utopistica che, sia pur nella forma della leggenda o della fiaba era ancora
capace di fare sognare e desiderare un mutamento». Infine, il professore Ulderico
Nisticò, proveniente da Soverato e autore di numerose opere storiche, letterarie
e teatrali, nella sua riflessione non ha esitato ad affermare che: «L’unificazione
a mano armata pone fine a tutte le diverse ipotesi confederali e federali, che affermavano
il bisogno di uno Stato grande e potente, ma anche la conservazione delle diverse
identità e impongono un centralismo di cui il Meridione per la sua prosperità economica
e debolezza politica, poi per colpa di una classe dirigente priva di energia e dignità,
diviene vittima consenziente».
Ad arricchire l’iniziativa una suggestiva mostra fotografica interamente dedicata
all’argomento trattato e due musicisti tradizionali che hanno intonato canti
e sonate a tema. Gli interventi sono stati moderati da Corrado L’Andolina,
presidente del Centro studi umanistici e scientifici Aramoni, che, al termine dell’interessante
seminario, ha citato Philippe Ariès e il suo auspicio di ricostruire “L’amicizia
con la storia”: «In una civiltà che elimina le differenze - ha scritto infatti
lo storico francese - la Storia deve restituire il senso perduto delle particolarità».
Pubblicato su Calabria Ora il 7 agosto 2010, p. 42
BRIGANTI E MERIDIONE
ECCO L’ALTRA VERITA’
Limbadi. I briganti sono entrati nell’immaginario
collettivo prepotentemente, attorniati da un’aura romantica, destinati al
continuo recupero e protagonisti di una «terza guerra», come la definì Carlo Levi,
contro il potere savoiardo al quale opporre solo la rabbia e la forza di un rancore
figlio della miseria, dell’emigrazione, della fame. Forse il desiderio di
rivalsa, l’opposizione strenua al potere regio che opprimeva il Meridione,
hanno legato, nella storiografia più diffusa, la figura del brigante a quello dell’anarchico,
al quale forse lo legava più un vago desiderio comune di resistenza che una reale
collaborazione.
Non solo alla figura del brigante, ma anche all’invenzione
della sua «leggendaria anarchia» sarà dedicato il convegno intitolato “Briganti,
l’altra storia” che si terrà mercoledì 4 agosto, alle ore 21:30 nel
centro storico di Motta Filocastro. «Quando la storia fa scomodo a qualcuno, si
inventano “le storie”» e nascono i cliché, che una lettura attenta e
critica della storia consente di sfatare. Interverranno diversi studiosi del fenomeno
del brigantaggio che introdurranno al quadro storico di riferimento e ai possibili
recuperi del brigante nella modernità e nella rivisitazione storica.
La professoressa
Marta Porcino introdurrà agli astanti il contesto storico nel quale si colloca il
fenomeno del brigantaggio. Seguirà l’intervento del professore Antonino Campennì,
docente di sociologia all’Unical di Cosenza che dedicherà il proprio intervento
al “Brigante al tempo di internet”. Concluderà il convegno il professore
Ulderico Nisticò, Consigliere nazionale del sindacato libero scrittori italiani,
che parlerà della lettura storica del Risorgimento italiano come “guerra civile”.
Presiederà l’ingegner Graziano Ciancio, in veste di presidente dell’associazione
culturale "Il Tocco" di Motta Filocastro e farà da moderatore l’avvocato Corrado
L’Andolina, presidente del Centro studi umanistici e scientifici Aramoni di
Zambrone.
Durante la serata sarà possibile visitare anche la mostra fotografica
dedicata al fenomeno del brigantaggio, intitolata "Briganti e Brigantesse nel Regno
delle Due Sicilie". Un’occasione in più per riflettere su una storia che è
divenuta di dominio pubblico, spesso romanzata e fin troppo piegata agli interessi
politici e sociali del momento. Il dibattito storiografico a proposito del brigantaggio
è stato infatti sempre molto acceso.
La dominazione savoiarda ha di volta in volta
assunto i toni del genocidio a sfondo razziale o della vessazione e del dissanguamento
economico del Sud Italia. In ciò risiederebbero la cause dell’insorgere del
fenomeno del brigantaggio, come risposta ad un’esasperazione diffusa e continua,
che, del resto, ha i suoi strascichi ancora oggi, nella modernità.
Eleonora Lorenzo.
Pubblicato su Calabria Ora il
3 agosto 2010, p. 42
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