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...::: Trasiti... ca vi cuntu |
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Questa sezione si prefigge lo scopo di aprire, e tenere aperta, una finestra su
Motta Filocastro, sulla sua gente e sulle più espressive vicende che caratterizzano
la vita quotidiana nel nostro paese.
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Elenco articoli
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Tanti auguri alla famiglia Mercuri per la nuova arrivata: LUDOVICA. |
Tanti auguri alla famiglia Mercuri per la nuova arrivata: LUDOVICA.
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Antonio Miserino: un nuovo architetto a sostegno dello sviluppo della comunità Mottese. |
Mercoledì 28 marzo 2008, ore 8.00, siamo appena partiti, il tempo non è buono e l’autostrada A3, un unico cantiere che si estende per oltre 60 Km, ritarderà un po’ il nostro arrivo alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria.
Antonio (Miserino) è già in facoltà, molto teso, circondato dagli amici e dai colleghi con cui ha condiviso gli anni universitari, ed ora siamo giunti anche noi di Motta a sostenerlo ed incoraggiarlo in quest’ultimo passo che lo condurrà al tanto sospirato traguardo: la laurea in Architettura.
La seduta è brillante, e presto tensione e ansia lasciano spazio a gioia e commozione che si manifesteranno in un crescendo durante tutta la lunga giornata di festa.
Mercoledì 28 marzo Antonio e i Mottesi hanno festeggiato l’importante evento di avere un nuovo laureato su cui fare affidamento. La Facoltà d'Architettura di Reggio Calabria, parte dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, è stata istituita con legge il 14 agosto del 1982 al fine di promuovere lo sviluppo ed il progresso della cultura e delle scienze, attraverso la ricerca e l'insegnamento, e per contribuire allo sviluppo civile, culturale, sociale ed economico della Calabria e del Paese. Perciò, caro Antonio, adesso hai un importante compito da assolvere ed una grande e nobile responsabilità grava sulle tue spalle. Motta Filocastro, più volte devastata da inopportuni interventi architettonici, ha bisogno di capaci Architetti che sappiano farla rinascere e costruirle via via un’immagine proiettata nel futuro senza dimenticare mai la sua storia, affinché Motta Filocastro possa diventare una città singolare e luminosa le cui ricchezze architettoniche, artistiche e ambientali ne facciano uno dei luoghi più interessanti del meridione.
La comunità Mottese confida in te ed è sicura che non la deluderai, ancora tanti auguri nobile Dottore in Architettura!!!
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Lunedì di Pasquetta, stiamo tutti insieme?...basta volerlo. |
La splendida giornata di sole di domenica di Pasqua non faceva certo prevedere che il giorno dopo ci saremmo svegliati con il mal tempo e così tutto era stato confermato come da programma: appuntamento alle 8 di mattina per andare a sistemare tavoli e sedie, e procurare quant’altro fosse stato necessario per accogliere oltre 100 persone tra amici e parenti presso l’uliveto “du zi’ Ciccio Biasi” che ormai ci ospita da anni il lunedì di Pasquetta. In realtà, l’indomani mattina, pioggia, vento e grandine hanno sconvolto i nostri piani. Tuttavia, al fine di trovare una buona soluzione, dopo esserci sentiti telefonicamente, abbiamo deciso di rimanere a letto un’altra oretta e di vederci con calma alle 9.30 a casa di “Mastru Brunu Ciancio”. Alle 9.30 continuava a piovere, ma ormai non aveva più alcuna importanza, la soluzione ai nostri problemi era di fronte a nostri occhi: l’ampio capannone, un tempo utilizzato come fienile dal “Massaru Roccu Pisano”, avrebbe fatto da angolo cottura mentre, la stanza rustica al piano terra della casa di “Mastru Brunu”, avrebbe fatto da sala da pranzo. Così, mentre fuori pioveva e faceva freddo, la festa dell’amicizia e dello stare insieme con gioia si concretizzava in una stanza di poco più di 50 metri quadri dove circa 100 persone “comodamente” sedute pranzavano sotto un tetto di capocolli e soppressate. Il tutto in un clima di serenità ed allegria dove non sono di certo mancati i brindisi di buon augurio: “Sta suppressata era ‘mpenduta a nu ganciu e stu brindisi e pe’ mastru Brunu Cianciu”,”Simu tutti ansemi nonostanti l’acqua i stamattina, chistu brindisi è pe’ Salvatore Di Leo nu mottisi in Argentina”.
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Cusì era ‘u Natali - Il natale nelle comunità agro-pastorali agli inizi del ‘900 |
Continua l’impegno dell’Assocciazione Culturale “Il Tocco” di Motta Filocastro nella realizzazione di manifestazioni rivolte a favorire l’incontro tra la comunità locale e quelle limitrofe. In questo clima di condivisione il 26 dicembre scorso è stata riproposta la rievocazione storica “Cusì era ‘u Natali” in collaborazione con la Scuola dell’Infanzia “Mater Romaniae” di Motta Filocastro e dei genitori dei bambini.
“Cusì era ‘u Natali” è la festa degli abitanti di un piccolo paesino della Calabria che nonostante la fatica del duro lavoro giornaliero, così come era agli inizi del secolo scorso, si preparano con i propri figli a ricevere con gioia la venuta del Salvatore.
Così, passeggiando per le ripide e contorte viuzze di questo piccolo paesino, c’è chi avuto la possibilità d’incontrare alcune donne intente a realizzare il sapone a base d’olio d’oliva, altre impegnate a fare il bucato seguendo l’antica procedura della “mucata” avvalendosi del potente detergente fatto in casa: la “lissia”. Assistere alla preparazione dei “tagghiarini”, pietanza esclusiva dei giorni di festa. Meravigliarsi degli artigiani del tempo, falegnami, costruttori di botti e fabbri che realizzavano con semplici utensili prodotti rifiniti nei dettagli e di pregiata qualità. Vedere come con altrettanta cura e attenzione svolgevano il loro compito le cardatrici e le ricamatrici. Ritrovarsi d’improvviso nel mercato del borgo dove venditori di spezie, verdure, legumi e terrecotte, con le loro grida, catturavano l’attenzione dei passanti. Imbattersi nella figura ormai scomparsa del “capillaru”, che distribuiva piccoli oggetti in cambio di capelli. Emozionarsi nell’entrare in un’antica aula di scuola elementare senza pavimento ma dotata di tutto l’indispensabile per lo svolgimento delle lezioni: lavagna, banchi, libri. Vedere i piccoli scolari scrivere con pennino intinto nel calamaio su rudimentali quaderni, con copertina in cartone, dove era del tutto assente l’insistente pubblicità dei nostri giorni. Gustare i dolci tipici del Natale, “zippoli e cururicchi”, preparati e offerti gratuitamente così come il pane caldo, i peperoni arrostiti, le ricotte e le caldarroste.
I suoni degli zampognari di Cardeto hanno contribuito a creare un clima di serenità e buon augurio riportando alla mente dei più anziani le sere lontane in cui per le vie del paese risuonava la “strina”.
Poi, il suono delle campane ha avvertito tutta la popolazione della nascita del Figlio di Dio ed una schiera di Angeli lo ha accompagnato fino alla capanna dove tutti gli abitanti del paese, soprattutto i più piccoli, lo hanno accolto con canti, poesie e brevi recite in segno di lode e ringraziamento.
“Cusì era ‘u Natali” non è stato soltanto la messa in atto di un presepe vivente, ma è stato soprattutto un tentativo di riappropriarci della gioia di fare festa così come era agli inizi del secolo scorso nelle nostre comunità agro-pastorali.
La festa si è conclusa con la degustazione di prodotti locali in piazza attorno al fuoco caldo ed accogliente del falò ed al suono di organetto, zucu e tamburello che hanno spinto i presenti a ballare il ritmo incalzante e inarrestabile della tarantella.
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Filocastrum Fest e Facimu Rota
Spensierata divulgazione della Storia e della Cultura Calabrese |
Si sono appena concluse le due giornate di festa a Motta Filocastro, tenutesi il
9 e 10 agosto scorsi, presentate dall’Associazione culturale “Il Tocco” in forma
associata con il comune di Limbadi, cofinanziate con fondi della Misura 2.2 del
POR Calabria 2000-2006. Due eventi che hanno avuto come protagonista la storia ed
il patrimonio demo-etno-antopologico di questo piccolo paesino e del suo circondario.
Per primo, il Filocastrum Fest ha rievocato uno dei momenti più floridi e gloriosi
di Motta Filocastro, il periodo in cui il popolo normanno, sotto la guida del Gran
Conte Ruggero I D’Altavilla, liberò la Calabria e la Sicilia dai Turchi che le avevano
devastate con i loro continui saccheggiamenti, restituendogli pace e benessere.
Il Filocastrum Fest ha voluto ricordare come i Mottesi hanno probabilmente accolto
il conte Ruggero I ed il suo seguito, che ivi fece costruire un imponente castello
con dodici torri. Ruggero ha dominato la politica europea ed ha saputo creare uno
Stato ricco, pertanto è facile immaginare lo splendore di quel periodo: nelle sue
corti circolavano funzionari dell'amministrazione civile, dignitari ecclesiastici,
ambasciatori d'occidente ed oriente. Il Filocastrum Fest ha avuto così inizio con
l’arrivo del Gran Conte a Motta Filocastro, accolto dal vescovo del paese e da tutto
il popolo che per l’occasione ha offerto doni e frutti della terra in segno di benvenuto.
Subito dopo l’araldo, dall’imponente altezza del suo destriero, ha proclamato l’inizio
della festa: “Madonne e Messeri, che in Motta vivete/o dentro le mura o fuori per
le campagne amene/ e pure/ voi, o cortesi forestieri, che da ogni loco qui giungete,
/ udite! / Lo nostro magnifico Signore,/illustrissimo e glorioso Ruggero conte d’Altavilla,
/ è giunto tra noi per far riposare le sue stanche e aggraziate membra / e rigenerar
la mente sua in cotesto borgo a lui tanto caro. Salutiamo lui, le superbe dame e
li prodi cavalier’ che ‘l fianco suo adornan. / O nostro Signore, /ogni rione fa
festa grande per voi, / il seguito vostro e le genti tutte da ogni loco giunte.
Orsù scendete ne le Piazze e ne li rioni! / E fate festa al Signore nostro Ruggero
Conte d’Altavilla! Accorrete tutti, o genti de’ ogni contrata che colla vostra presentia
/ Onorar volete lo magnifico / Conte e la gloriosa Motta, / accorrete tutte a gioir
di cotesta nobil presentia / e rimirate pure le botteghe de li mestieri, li fantastici
giochi de li reali falchi, / le battaglie di foco, li giocolieri e musici che per
lo borgo vanno / a rallegrar lo spirto nostro! / Lo cibo, poi, e lo nettare di tante
vigne intorno / possano lo vostro palato far godere / e tutti li sensi e la mente
vostra inebriar per una notte. O gentil popol cortese, se contenti di cotanta festa
voi sarete, / tornando a le case vostre ne le contrate / ‘contate di come Motta
e li mottesi le feste san fare /e si diverton e fan le genti divertire! “.
Per quest'occasione nel centro storico di Motta Filocastro è stata fatta rivivere
la città medievale così come si poteva presentare nella seconda metà del secolo
XI con musici, commedianti, giocolieri, trampolieri, sputafuoco, danzatrici, popolani
e nobili, inseriti in un contesto urbano che conserva ancora ben presenti le tracce
dell'antico passato. Tutto questo, grazie all’aiuto di prestigiosi gruppi impegnati
da tempo in rievocazioni storiche quali “L’Agresto”, “La Compagnia dei Ciarlatani”,
“I Falconieri del Re”, “La Giostra”, “I Batarnù". Le contrade cittadine hanno riproposto
gli antichi sapori e profumi delle povere ma gustose pietanze della cucina del tempo.
Un antico mercato è stato allestito, mentre ciabattini, fabbri, armieri, intarsiatori
e mugnai davano dimostrazione delle loro attività artigianali e la Spezieria, bottega
di erbe medicamentose e spezie salutari, offriva la famosa Triaca preparata dai
monaci estraendo siero dai serpenti. Le dimostrazioni di caccia con rapaci come
falchi, aquile e poiane hanno entusiasmato la gente, locale e forestiera, che si
è trovata catapulta all’indietro nel tempo di quasi 10 secoli. Il visitatore da
spettatore passivo è divenuto attore protagonista della rievocazione e si è ritrovato
coinvolto in spettacoli comici curati dagli animatori intervenuti a rendere omaggio
al Gran Conte. I visitatori per poche ore hanno vissuto la nostra storia, una storia
che speriamo si sia intrecciata per sempre alla loro vita in un ricordo piacevole.
Nella seconda serata, ancora protagonista è stata la storia calabrese con il festival
“Facimu Rota”, giunto ormai alla sua terza edizione. Il festival esalta e divulga
la cultura popolare calabrese viva fino agli anni ’70 del ‘900, quando prima della
disintegrazione del cosmo pastorale e contadino dell’Aspromonte, danzare era un
fatto sociale di grande rilevanza, una forma comunicativa adatta ad esprimere i
bisogni, i messaggi e gli stati d’animo più complessi e differenti. La stessa danza
tradizionale, la tarantella, era sacra nelle occasioni di festa religiosa per chiedere
grazia, per mantenere un voto o per semplice devozione, profana per celebrare il
carnevale con le sue colorazioni pagane ed edonistiche, assolutamente laica nelle
feste domestiche, immancabilmente rituale per matrimoni e battesimi. Gli ospiti
giunti nel piccolo borgo non solo hanno potuto gustare la tradizionale cucina dei
contadini e pastori, povera, ma al tempo stesso molto gustosa, ma hanno scoperto
gli antichi suoni e strumenti costruiti dagli stessi suonatori locali come la lira
calabrese, un cordofono ad arco a tre corde originario del monte Poro e della locride,
la zampogna, la pipita ed i fischietti di canna e di legno (mostra a cura del M°
Claudio Fittante). Dopo tanti anni la gente ha potuto non solo ballare la tarantella,
ma farlo secondo lo schema tradizionale con la presenza dell’importante figura del
maestro di ballo che dopo aver fatto disporre la gente a cerchio in modo da ricavare
uno spazio circolare, faceva avvicendare al suo interno i ballerini in modo tale
che il ballo si svolgesse sempre e solo tra due persone. Tutto questo al ritmo incalzante
di tamburello, organetto e zampogna suonati dagli Zampognari di Cardeto(RC). Infine
i concerti dei “Phaeg” e del gruppo locale “I ‘Mpilaturi” hanno riproposto i canti
che accompagnavano la vita quotidiana dei nostri antenati, sia nel momento del lavoro
come “Il canto dei tonnaroti di Pizzo” sia nei momenti del corteggiamento come i
cosiddetti “canti d’amuri”. La manifestazione ha inoltre presentato importanti mostre
fotografiche e non solo, curate dall’Associazione Culturale “Il Tocco”, che ha raccolto
il materiale nelle case dei mottesi. Il tema è stato quello dei momenti più significativi
della quotidianità locale sia privata che di momenti sacri come le processioni e
i funerali. Un’intera mostra è stata dedicata ad un’importante figura del secolo
scorso, la levatrice, che aiutava le donne durante il parto, la cosiddetta “Mammina”ed
un’altra ai ricordi dei mottesi che hanno vissuto la prima e la seconda guerra mondiale.
La manifestazione si è conclusa con “’U Ballu du Cameju”. Il tradizionale ballo
che simboleggia la cacciata dei saraceni che occuparono nel X secolo la Sicilia,
la Calabria e altre regioni europee affacciate sul Mediterraneo. Nel ballo viene
presentato un rudimentale cammello, costruito con canne bucate riempite di polvere
pirica intervallate con piccoli petardi. “Filocastrum Fest” e “Facimu Rota” sono
state due serate all’insegna del divertimento sano e spensierato, in un ambiente
dove importanti messaggi culturali sono stati lanciati, e dove, speriamo, la gente
sia rimasta piacevolmente segnata dalla nostra storia, dalle nostre tradizioni,
dal modo di vivere dei Calabresi: gente accogliente e ricca di cultura, cultura
che ha bisogno di essere protetta ed attualizzata nella vita di tutti i giorni.
Solo non dimenticando le nostre radici potremo riscoprire la nostra identità e rispettare
non solo noi stessi ma anche gli abitanti dei paesi vicini e lontani.
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La Laurea di Graziano |
Cari amici Mottesi, il giorno della mia laurea è stato un momento davvero emozionante.
Una forte emozione, cresciuta piano piano nei giorni precedenti la data della seduta
(21 maggio 2007), che mi smorzava la voce e arrossava gli occhi. In quei giorni
mi sono ritrovato tra le mani alcuni versi tratti dal settimo canto del Paradiso
della Divina Commedia:
“Ma perché l'ovra tanto è più gradita
da l'operante, quanto più appresenta
de la bontà del core ond' ell' è uscita”
ed in questi versi ho ritrovato tutta l’essenza della motivazione di tanta gioia.
Il giorno della seduta è stato solo il momento conclusivo di molti anni di duro
lavoro e di studio. Anni in cui mai è venuto meno l’incoraggiamento ricevuto da
parte della mia famiglia. Nei momenti più difficili non mi sono mai trovato solo,
ma sono sempre stato incoraggiato a dare il meglio e a credere nelle mie capacità
dai miei familiari e dai miei amici che tempestivamente mi hanno offerto consigli
e sostegno. Grazie a tutti di cuore, Graziano.
Canzone dal titolo “O papà” scritta e cantata dagli amici di Motta per Graziano
in occasione della sua Laurea:
Paese mio che stai sulla collina
Non sai chi mi vinni ‘nta testa stamatina
Che quando sono grande l’ingegnere voglio far
Pe’ chistu aiu u vaiu all’università.
Finirà, finirà st’università
Finirà un bel giorno chi lo sa
Mi chiedevo già da tempo quando questa finirà
E specialmente su dumandava il mio papà.
Gli amici miei cominciavan ad andar via
Eppuru io mi trovava sempri jà
È veru che io stavo bene in compagnia
ma sutta sutta no’ vidìa l’ura di andar via.
Finirà, finirà st’università
Stai tranquillo che un bel giorno finirà
Mu dicia tutti i jorna pure il mio papà
Stà’ tranquillo… i ‘ncuna manera finirà.
Amore mio cusapi aundi si
Di fimmini ndi vitti a dui e a tri
Volia pemmu l’abbrazzu a tutti quanti addaccussì
Ma poi m’abbaraundava … megghiu cusì.
Finirà, finirà st’università
Io sperava prestu, prestu finirà
Accussì ‘ncuna fimmineja la mia mano accarezzerà
E le mie labbra no’ sulu u biccheri baceran.
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E oggi amici chi simu tutti ccà
Pe festeggiari a stu figghiolu ccà
Oramai non ci credemu ca stu iornu arrivava già
E menu i tutti ‘nci cridia il suo papà.
Finirà, finirà st’università
Tu ripetivi notte e jornu finirà
E adesso che il tuo giorno è arrivato eccolo qua
TI AUGURIAMO OGNI BENE E FELICITA’.
O papà, o papà, o papà
Mo finivi pe’ d’averu l’università
E speriamu pemmu trovu nu lavuru magari ccà
Senno aiu puru io a emigrà.
O papà, o papà, o papà
Io comunque ti ringraziu pecchì su ccà
Quanti mura chi facisti e soletti chi lo sa
Pero speru ca mo ti dezi na felicità.
E a vu tutti cari amici chi siti ccà
Eni bonu mu sapiti ca chiustu ccà
Puru se ‘nci vozi tempu mu finisci l’università
SIMU SICURI CA NU GRANDI ‘NGEGNERI SARA’.
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Una grande famiglia fa festa il lunedì dopo la Pasqua |
Ogni anno, come è tradizione, ogni famiglia organizza una gita in campagna per festeggiare
il lunedì di Pasquetta, e questo accade anche a Motta. Ma da un po’ di tempo i mottesi
cercano di condividere questo giorno tutti insieme, parenti ed amici, come una grande
famiglia. Così, arrivare alla piantagione di ulivi “du Zi’ Ciccio Biasi”, in località
Casale, e vedere gruppi di giovani giocare a pallone e a pallavolo mentre i più
adulti si destreggiavano tra fuochi, griglie, pentole di terracotta e tavoli, è
stato un bellissimo ed entusiasmante modo di iniziare la giornata. Alle 13 in punto
tutti a tavola, 130 posti occupati degnamente mentre i commensali si scambiavano
brindisi di buon augurio:”Mbippi ncunu biccheri i vinu e mi sentu brillu, chistu
brindisi è pe Mastru Ciccillu”,”U vinu è bonu e a carni è cotta, nu brindisi ai
ragazzi da Motta”….. Poi, dopo aver aperto il grande uovo di Pasqua,forse 20 Kg,
tutti a ballare. Naturalmente le danze si sono aperte con la tradizionale tarantella
ma non sono mancati momenti di musica latino-americana e da discoteca, mentre altri
amici arrivavano e si univano alla festa.
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Piccole cadute e tante risate sulla neve |
Mottesi in Sila per una domenica, quella appena trascorsa, da non dimenticare. Partiti
di buon mattino abbiamo affrontato il lungo viaggio in pullman con la buona compagnia
dei ragazzi e ragazze di San Calogero. Giunti all’interno della Sila Grande, la
splendida vista dei boschi di pini larici e faggi e la magia del lago Ampollino,
che fa da specchio a questo incantevole scenario, hanno ammutolito le nostre bocche
rimaste aperte nell’incanto della bellezza della nostra Terra. Non appena arrivati
a Villaggio Palumbo, una delle migliori strutture di servizi turistici invernali
in Calabria, ci siamo lanciati con gli slittini sulle piste imbiancate; poco dopo
è iniziato a nevicare e così è stato per tutta la giornata. Dopo il gustoso pranzo
a base di pietanze tipiche silane, non contenti dei colpi accusati durante la mattina
per le cadute dagli slittini, siamo stati al palaghiaccio, dove per alcuni di noi
l’impresa non era pattinare, ma riuscire a stare in piedi! Tutto questo tra risate
e giochi mentre fuori la neve scendeva abbondante. Nel tardo pomeriggio, ormai esausti,
abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno.
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Argenti di Calabria testimonianze meridionali dal
XV al XIX secolo |
La mostra Argenti in Calabria – Testimonianze meridionali dal XV al XIX secolo è
una prima assoluta.
Organizzata dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico
della Calabria e curata dal Soprintendente Salvatore Abita, realizza un’impresa
di grande valore scientifico e culturale fino ad ora mai tentata: raccogliere ed
ammirare in un’unica sede - il prestigioso Palazzo Arnone a Cosenza sede della Galleria
Nazionale di Cosenza - i manufatti più preziosi e significativi del patrimonio degli
argenti della Regione.
La selezione di un corpus espositivo di centottanta oggetti, provenienti dalla copiosa
suppellettile liturgica della Calabria, documenta un itinerario cronologico e spaziale
di tendenze artistiche che, tra importazione e produzione locale, si snoda dal Quattrocento
all’Ottocento con inusitata varietà e ricchezza.
La Calabria ha conservato quanto in altri luoghi è andato invece irrimediabilmente
perduto e pertanto capolavori di indiscutibile bellezza e raffinata esecuzione offrono
l’idea e la suggestione, in uno straordinario percorso tra storia, devozione e fede,
di quella sontuosità dei tesori delle chiese calabresi che, dalle antiche e storiche
cattedrali fino alle più piccole parrocchiali di sperduti centri montani, variamente
espressero nel tempo l’adesione alla cultura artistica meridionale.
L’esposizione, ricca di problematiche critiche, rappresenta un approfondimento e
un evento dovuto considerando il progresso degli studi dal 1933 a oggi: studiosi
come Alfonso Frangipane e Angelo Lipinsky hanno raccolto ed esaminato il patrimonio
argentario della Calabria evidenziandone la qualità e le singolarità e dando giusto
risalto ai più interessanti e significativi manufatti. Tra questi senz’altro primeggia
la Croce astile di Morano Calabro (Cosenza), datata 1445, che apre la mostra e sintetizza
il problema della produzione calabrese quattrocentesca, erede di quella precedente
medioevale e ben inserita negli sviluppi artistici del Regno di Napoli, come hanno
evidenziato Elio e Corrado Catello, i maggiori studiosi dell’arte orafa del Mezzogiorno.
A sviluppare gli stessi esiti locali concorrono le Croci astili di Grisolia (Cosenza),
Motta Filocastro (Vibo Valentia) e Pizzoni (Vibo Valentia), fronteggiandosi
con la napoletana Croce astile di Nocara (Cosenza) che reca il bollo napoletano
e quindi partecipa dei coevi modelli e soluzioni stilistiche.
Tra le opere quattrocentesche di impareggiabile valore e bellezza, da tempo presenti
nei repertori italiani dell’arte argentaria meridionale, spiccano le celeberrime
ferule vescovili di Reggio Calabria e di Tropea (Vibo Valentia), l’enigmatico Calice
d’oro di Cosenza, la Sfera Greca di Rossano Calabro (Cosenza).Per il Cinquecento
l’inedito patrimonio delle chiese dell’area reggina, che per l’occasione si mostra
finalmente con numero davvero importante di pezzi straordinari, di argentieri napoletani,
messinesi e calabresi: dalle pissidi di Rosarno (Reggio Calabria) e Spilinga (Vibo
Valentia) alle Corone della Madonna dell’Isodia di Bova del 1614.Veri capolavori
dell’oreficeria meridionale sono lo splendido Parato festivo della Madonna del Pilerio
di Cosenza (realizzato in oro, perle, diamanti e altre pietre nel 1607 su committenza
di Giovan Battista Costanzo, benemerito arcivescovo cosentino dell’epoca) e la Manta
dell’Achiropita di Rossano (sbalzata tra il 1629 e il 1645 verosimilmente da Orazio
Scoppa per l’arcivescovo Pietro Antonio Spinelli).
Il Seicento e il Settecento, secoli ricchi di testimonianze in un seguito ricostruito
quasi ad annum, risulta egregiamente rappresentato da busti e statue intere d’argento,
più di dieci grandiosi pezzi in uno straordinario scenario che continua fino all’Ottocento
con il bellissimo busto di San Fortunato martire realizzato da Gennaro Pane, argentiere
napoletano, per la Cattedrale di Mileto (Vibo Valentia).
L’Ottocento raccoglie opere dei più importanti argentieri napoletani: Giovani Casolla,
Vincenzo Caruso, Mattia Condursi, Emanuele Galia, Gennaro Romanelli, Giuseppe Rossi,
Gabriele Sisino. Tra tutti è da ricordare particolarmente Raffaele Perretti, vera
scoperta della mostra calabrese, perché consentirà di attribuire molti oggetti custoditi
in chiese e raccolte meridionali per l’identificazione corretta del suo punzone
personale.
La mostra verrà inaugurata a Cosenza – Palazzo Arnone il prossimo 1° dicembre 2006.
L’evento è stato reso possibile grazie alla straordinaria disponibilità dimostrata
da tutti i rappresentanti della Chiesa di Calabria: arcivescovi, vescovi e parroci,
dai priori delle Confraternite e dai rappresentanti dell’Amministrazione regionale
e di quelle provinciali e comunali direttamente interessate alla manifestazione.
La rassegna è accompagnata da un raffinato catalogo edito dall’editore Paparo di
Napoli che, grazie alle splendide foto realizzate appositamente per l’occasione,
si presenta esso stesso come un’esposizione e, nel contempo, come un valido mezzo
di informazione scientifica e didattica, in grado di offrire al pubblico e agli
studiosi, attraverso l’attenta redazione, nuove pagine di storia e d’arte calabrese.
(tratto da "Il Quotidiano della Calabria" del 2 febbraio 2006)
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Medieval Studio - “Il Tocco” della Moda |
Alla festa di inaugurazione dello Studio della parrucchiera Mimma Ionadi, domenica
28 gennaio alle ore 16.30, era presente una gran folla di persone rimasta piacevolmente
colpita dal particolare stile del “Medieval Studio” - “Il Tocco” della Moda.
Il “Medieval Studio” si trova nel Corso Pietro Lazzaro (fu Corso Vittorio Emanuele
III) nei locali che un tempo appartennero a “Mastru Carmelu ‘u varveri”. La casa
è stata sapientemente ristrutturata ed il salone offre oggi uno splendido connubio
tra l’antica architettura locale e la funzionalità della tecnologia moderna.
Motta Filocastro dispone di un grande potenziale per effettuare investimenti che
vanno nella direzione del recupero architettonico ed operare nei più svariati settori
economici. In questo modo, la profonda armonia tra uomo e ambiente che lo circonda
permette di sprigionare la più alta creatività ed energia.
Durante la cerimonia sono state proiettate splendide acconciature realizzate da
Mimma alle bellezze locali, ragazze e ragazzi di Motta e dei paesi vicini, ed inoltre
la permanenza degli ospiti è stata allietata da un ricco e gustoso buffet di dolci
e bevande. Le foto delle acconciature più peculiari sono state raccolte in uno splendido
calendario da tavolo divenuto prezioso omaggio per tutti i presenti.
Entusiasti di questa bella iniziativa rinnoviamo i nostri più sentiti auguri a Mimma
e le facciamo un grosso in bocca al lupo per il futuro.
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“Cusì era ‘u Natali” - Rievocazione storica nel piccolo
borgo medievale |
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Si è svolta a Motta Filocastro, il 26 dicembre scorso, la rievocazione storica “Cusì
era ‘u Natali”. La manifestazione è nata con lo scopo di ricalcare il clima di attesa
e di festa così come si racconta fosse tra i nostri avi agli inizi del ‘900. “Cusì
era ‘u Natali” non è stato soltanto la messa in atto di un presepe vivente, ma è
stato soprattutto un tentativo di riappropriarci della gioia di fare festa così
come era agli inizi del secolo scorso nelle nostre comunità agro-pastorali. Il piccolo
borgo medievale è divenuto un teatro naturale dove i numerosi laboratori di un tempo,
il fabbro, il falegname, il costruttore di botti, il ciabattino, il fornaio, il
cestaio, “u bumbularu”, le tessitrici e le lavandaie hanno fatto da contorno alla
rappresentazione sacra della Natività. Il profumo ed i sapori delle caldarroste
e dei dolci fatti sul posto hanno allietato i visitatori che si sono avventurati
per i vicoli stretti e tortuosi del centro storico. I suoni degli zampognari di
Cardetto hanno contribuito a creare un clima di serenità e buon augurio ricordandoci
le sere lontane in cui per le vie del paese risuonava la “strina” (strenna). La
festa si è conclusa con la degustazione di prodotti locali in piazza attorno al
fuoco caldo ed accogliente del falò ed al suono di organetto, zucu e tamburello
che hanno spinto i presenti a ballare il ritmo incalzante e inarrestabile della
tarantella. La realizzazione di questo progetto, giunto alla seconda edizione, è
frutto della collaborazione tra la scuola dell’Infanzia Mater Romaniae di Motta
Filocastro e l’associazione culturale “il Tocco”.
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I ragazzi di Motta Filocastro in concerto a Nicotera |
Quest’anno presso la Cattedrale di Nicotera si è tenuto il concerto dei ragazzi
dell’Istituto Comprensivo di Limbadi. Fra i numerosi studenti vi erano anche dei
talenti di Motta. La giovane orchestra è stata diretta da cinque maestri tra cui
il nostro compaesano Romolo Calandruccio. La Cattedrale per l’occasione era gremita
di persone. I brani proposti dai musicisti sono stati attinti dal repertorio dei
classici di Natale come Silent Night, O Tannenbaum, Minuit Chrétien, Adeste Fidelis,
White Christmas e per la più grande gioia del pubblico, di cui ha anche richiesto
un bis, I Will Follow Him, tratto dal film Sister Act.
Presenziare a tale concerto è stato per noi una delizia in quanto abbiamo potuto
ascoltare brani tradizionali come Les Anges dans nos campagnes e colonne sonore
di alcuni film recenti per i bambini come la dolcissima interpretazione tratta dall’omonimo
film La Bella e la Bestia. Il direttore dell’orchestra ha evidenziato non solo la
perseveranza dei ragazzi e la loro devozione nel lavoro assiduo ma anche l’incoraggiamento
da parte dei genitori, del parroco della Cattedrale e del loro Dirigente Scolastico
al quale è stato donato un premio di riconoscenza.
Tutte le mie felicitazioni vanno, dunque, come ho già detto, agli insegnanti dei
rispettivi strumenti e, naturalmente, a questi bravi ragazzi e ragazze la cui devozione
a questa “passione” è evidente. Essi hanno l’opportunità di potersi divertire e
sviluppare il loro talento apprendendo una disciplina. Potranno con la loro musica
creare una possibilità per un futuro successo e nello stesso tempo, facendo fruttare
i propri talenti, apporteranno gioia e bellezza nei cuori.
Padre Alphonse Owoudou |
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La Santa Cresima a Motta Filocastro |
Lo scorso 28 ottobre il vescovo della diocesi di Mileto-Tropea-Nicotera, Monsignor
Domenico Tarcisio ha celebrato nella nostra comunità-insieme a Don G.Saragò e Don
Mario Miserino la Santa Cresima. La cerimonia si è svolta in maniera composta e
commovente, l´intera comunità si è adoperata per l´ottima riuscita della stessa.
Un plauso, in particolare, va ai ragazzi cresimandi di Motta che si sono impegnati
moltissimo nei diversi anni per il raggiungimento di tale meta. L´associazione coglie
l´occasione per porgere i propri auguri a tutti i cresimandi e in particolare ai
soci Patrizia Limardo e Irene Ingegneri.
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Auguri a Maria Teresa Ingegnieri e a tutta Motta Filocastro! |
Il 24 ottobre 2006 si è laureata, presso l’Università degli Studi di Messina, in
Medicina e Chirurgia, la nostra Maria Teresa Ingegnieri.
Un importante traguardo non solo per la neolaureata ma per l’intera comunità Mottese.
Apporto essenziale allo sviluppo sociale, culturale, ed economico del piccolo paese:
il lavoro del singolo, frutto di cui godrà l’intera comunità, frutto maturato non
solo con l’impegno individuale ma con l’ausilio collettivo.
Per questo ti vogliamo ringraziare Maria Teresa, per l’arduo compito e i sacrifici
sostenuti in questi anni accademici; grazie per il tuo impegno e per i risultati
conseguiti ed ancora tanti auguri a te e a tutta Motta Filocastro!
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E adesso non resta che aspettare! |
Il 28 ottobre 2006 si è concluso l’iter preparativo del vino che berremo il prossimo
anno durante la manifestazione culturale “Facimu Rota”: “’mbujammu a gutti” (abbiamo
tappato la botte)! Una bella botte di rovere da ben 335 litri Signore e Signori!
La vendemmia è stato un momento indimenticabile per noi ragazzi, sempre più rapiti
da questa società moderna che ci allontana dall’ambiente contadino dei nostri genitori
e ci conduce verso un mondo iper-tecnonologico. Il lavoro che diventa divertimento,
condivisione, festa!
Sabato 14 ottobre alle 8:30 già i primi “operai” erano a Limbadi in località “Falconiera”.
Uno splendido scenario di fronte ai nostri occhi: un’immensa coltivazione biologica
di “Magliocco Tondo” e “Magliocco Canino”, vitigni a bacca nera di origine greca.
La raccolta si è conclusa verso le undici, quindi ci siamo spostati in località
Cicria, presso la famiglia Mazzeo Francesco, per procedere alla pigiatura dell’uva.
Il lavoro è proseguito l’indomani con la svinatura, "a stuffata", ed il
travaso del mosto nella botte. Momento cruciale di questo processo lavorativo, che
risulterà sicuramente determinante per la qualità del nostro vino, è stata la cena
a fine serata (erano le 23 quando abbiamo finito di lavorare!).
Martedì 28 ottobre è finalmente terminata la fermentazione del mosto e si è potuto
procedere alla chiusura della botte con tappo in rovere e calce. Speriamo bene!
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Completati i lavori di restauro alla Chiesa di Gesù
e Maria. |
Sono stati completati i lavori di restauro e risanamento conservativo della Chiesa
di Gesù e Maria.
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A Motta è festa! |
..E’ stata davvero una settimana all’insegna della gioia e del divertimento nel
nostro paese. Mercoledì 19 ha conseguito la laurea in Lettere con la votazione 110/110
la nostra amica Silvana, che dopo aver brillantemente discusso la tesi nell’aula
magna dell’ateneo messinese, ha offerto a parenti e amici, nella splendida cornice
del Cliffs Hotel, una lauta cena.
Sabato 22 è convolato a nozze Giuseppe Mercuri, che durante una commovente cerimonia
religiosa, ha promesso eterno amore alla sua Elisa.
Dulcis in fundo, domenica 23 il nostro amico Graziano ha festeggiato i suoi primi
31 anni. Che festa, ragazzi! Rigorosamente a sorpresa e organizzata nei minimi particolari
dalla insostituibile Monica.
Inutile dire che il menù è stato fatto su misura per il festeggiato e presentato
in un modo impeccabile, grazie anche all’aiuto di Giuditta, una nuova amica di Locri.
Momento clou della serata la canzone inedita di Graziano “O papà” che speriamo presto
di vedere in vetta alle classifiche dei dischi più venduti. |
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Un Anno di Tocco! |
Era il mese di dicembre del 2004, i ragazzi e le ragazze di Motta organizzavano
di nuovo tutti insieme, per la prima volta dopo tanti anni, il tradizionale falò
della vigilia di natale. Una vigilia indimenticabile: tutto il paese in piazza fino
ad oltre la mezzanotte in un atmosfera di gioia ed armonia. Nei giorni successivi
tutti parlavano della bella vigilia trascorsa, la scintilla della cooperazione era
scoccata.
Da questa prima esperienza è cresciuta l’idea di costituirci come associazione per
valorizzare il nostro paese e favorire la vita di comunità. Quindi la manifestazione
“Facimo Rota” del 10 agosto scorso, nelle nostre menti concepita come una piccola
festa di paese e dimostratasi un bel momento di divulgazione delle nostre tradizioni
contadine del nostro patrimonio musicale. Poi tante altre manifestazioni e la nascita
del sito che ci ha dato la possibilità di metterci in contatto con i nostri paesani
emigrati. Ma la nostra più bella conquista è stata ed è il confronto, principio
ispiratore di tutte le nostre attività ed al tempo stesso strumento che favorisce
la crescita di tutta la comunità. Esattamente un anno fa eravamo seduti davanti
ad un notaio a sottoscrivere l’atto costitutivo dell’Associazione Culturale “Il
Tocco”, oggi 4 luglio 2005 siamo nei locali dell’asilo, non finiremo mai di ringraziare
le suore per la loro disponibilità, davanti ad una torta di otto chili a festeggiare
il nostro primo anniversario (e la qualificazione dell’Italia alla finale dei mondiali,
abbiamo visto tutti insieme la partita proiettata su un maxi schermo).
In questo primo anno appena trascorso abbiamo fatto molto e molto c’è ancora da
fare; da mesi stiamo lavorando alla seconda edizione di “Facimu Rota” in concomitanza
alla prima edizione del “Filocastrum Fest”, alcuni dei gruppi che abbiamo contattato
analizzando il nostro programma ci dicono di prepararci ad accogliere migliaia di
persone, noi restiamo un pò increduli a queste parole ma continuiamo a lavorare
e a fare del nostro meglio per il nostro paese. |
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Il Gioco Guidato della Solidarietà a Motta Filocastro |
Nel magnifico "giardino della solidarietà" all'interno del quale molte
persone lavorano, scrivono, parlano, lottano affinchè ogni giorno possano sbocciare
nuovi fiori e maturare nuovi frutti opera anche l'Associazione Solidarietà del Comune
di Limbadi. Quest'anno l'Associazione, anche nel tentativo di sostenere i genitori
che lavorano e al fine di valorizzare il tempo della pausa estiva ha pensato di
"educare" alla solidarietà organizzando nei locali dell'Istituto Scolastico
Comprensivo di Limbadi "Il Gioco Guidato della Solidarietà".
Alla manifestazione, attivata dal 12 giugno al 1° luglio, partecipano 80 bambini
dai 6 agli 11 anni ai quali, attraverso giochi ed escursioni varie si cerca di avvicinarli
concretamente al valore della Solidarietà.
I bambini partecipanti al gioco sono divisi in cinque squadre che si sfidano ogni
giorno in diverse competizioni; il punteggio più alto viene assegnato alla squadra
che dimostra maggiore solidarietà verso gli altri.
E' così che nascono i primi boccioli di solidarietà: ora nel piccolo gesto di dividere
la merenda con il compagno; ora nella raccolta di tappi di plastica per partecipare
al progetto "Dall'acqua per l'acqua ...facciamola bere anche in Tanzania"
promosso dalla Caritas di Livorno in collaborazione con il Cmrs; ora nel donare
un proprio giocattolo a chi non ne ha. Boccioli destinati a diventare col tempo
un campo di fiori con i colori dell'amicizia, della condivisione, del sostegno e
dell'unità. |
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Risate e ricordi all'asilo |
Per salutare le suore pellegrine a Motta Filocastro, Domenica sera, 4 Giugno, la
popolazione del paese si è radunata spontaneamente all’asilo.
Tra il gruppo numeroso di suore presenti, c’era sr Federica e sr Candida, molto
conosciute da tutti.
Ognuno è convenuto con qualcosa da condividere, o un dolce o da bere, così, per
ringraziare le suore.
L’emozione era alta, per il fatto che, per alcune persone, era passato tanto tempo
dall’ultimo incontro.
Tante cose da ricordare, confidare, chiedere preghiere …
La festa ha raggiunto il cuore quando i “vecchi” alunni si sono riuniti attorno
ai tavolini dell’asilo alle loro maestre, cantando vecchie canzoni di scuola. È
stato troppo divertente.
L’allegria e la gioia si sono espresse in balli di gruppo tipici come le tarantelle.
Ad alta voce si sono scambiate constatazioni, di positività, di stima e gratitudine
vicendevole tra la popolazione e le suore. Che dire è stata una serata affettivamente
intensa. |
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10 & lode per la poesia agli studenti di Motta Filocastro. |
Il 25 maggio si è svolta all’auditorium della “Gazzetta del sud”, a Messina, la
cerimonia di premiazione del supplemento settimanale destinato alle scuole calabresi
e siciliane giunto ormai alla sua undicesima edizione, “Noi Magazine”.
Quest’anno c’è sta un’ospite d’eccezione: la troupe “RADIO UNO RAI” con la giornalista
Alma Grandin che cura il programma “NEWS GENERATION” in onda ogni giorno alle ore
14:50.
E’ stato il giorno del “10 & lode” per i poeti, gli scrittori e i disegnatori
delle scuole calabresi.
Il direttore della Gazzetta Nino Calarco ha detto ai ragazzi presenti: "Siate
voi stessi e non abbiate paura di esprimere i vostri sentimenti e le vostre spinte
di generosità; e non seguite troppo gli adulti: voi che siete la nostra continuazione
dovete essere migliori di noi! ".
Il giornalista Renato Cortimiglia, che dirige “NOI MAGAZINE”, è apparso commosso
ed entusiasta nel leggere i componimenti dei ragazzi premiati.
L’ufficio scolastico regionale della Calabria era rappresentato da Rosanna Barbieri.
Nel corso della serata sono stati premiati con “ 10 & lode” per la poesia due
studenti mottesi: Giovanna Galati che frequenta la classe III della scuola media
di Limbadi con la poesia “ A mio padre”, e Cosma Pata della classe I della scuola
di Rombiolo per la poesia “Il mio paese”.
I due ragazzi sono stati invitati a partecipare al programma “NEWS GENERATION” dove
in diretta, dopo una breve intervista, hanno recitato il loro componimento.
ASCOLTA LA REGISTRAZIONE
A mio padre
Mi sono abituata a non vederti più
e fingo di essere felice.
Mi mancano la tua allegria, le tue carezze,
i tuoi giochi.
Ho perso un pezzo della mia vita,
colui che mi ha fatto nascere
e mi ha visto un po’ crescere.
Saprò dire alla gente
che è stato il destino crudele a separarci,
chi sa però se saprò convincere il mio cuore
che mio padre è morto.
Rimarrai comunque il protagonista dei miei sogni
per sempre.
Giovanna Galati Classe III A, scuola media Istituto comprensivo di Limbadi
(VV)
Il mio paese
Sulle falde del Poro
allegro è un paese:
Motta è il suo nome.
Nelle strade di pietra
giocano i bambini.
Tante macchine non passano
e tanto silenzio c’è.
Nella storia dell’antichità
era una bella città,
poi un terremoto l’ha distrutta.
Tante cose storiche sono rimaste
con i fiori sui balconi di ferro.
Cosma Pata classe I C, scuola media istituto comprensivo di Rombiolo (VV)
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Irene è maggiorenne. |
Il 19 maggio, nella bellissima cornice del golf club Feudo Montalto, Irene Ingegnieri
ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno circondata dai familiari, dai compagni
di scuola e da un folto gruppo di amici.
La serata è iniziata con un gustoso bouffe a lume di candela in una accogliente
sala, per l’occasione opportunamente allestita con splendidi addobbi floreali, sulle
note di un gradevole sottofondo musicale. A metà serata la festeggiata ha aperto
le danze; dapprima soltanto musica dance e latino-americana, più tardi un’immancabile
rota si è formata al ritmo di tarantella. Poco dopo la mezzanotte, prima del taglio
della torta, gigantesca, a forma di diciotto, gli amici di Motta hanno proiettato,
in onore della festeggiata, una sequenza di immagini della sua infanzia accompagnate
da un divertente componimento in versi dialettali con il quale hanno espresso i
più felici e sinceri auguri di buon diciottesimo compleanno.
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In pellegrinaggio verso la Santa Croce |
Mercoledì 3 maggio alle ore 8:00 di mattina il rimbombo della prima palla oscura
è stato il primo segno della giornata di festa che si apprestava a cominciare. Subito
dopo le prime note del complesso bandistico “Città di Rombiolo” risuonavano nelle
stradine del paese.
Nella chiesa Mater Romaniae si sono ritrovati numerosi fedeli mottesi e delle comunità
limitrofe per dare inizio ed animare il lungo pellegrinaggio fino al santuario della
Santa Croce: un percorso lungo circa tre chilometri, due ore di preghiera scandite
dalle quattordici stazioni della via crucis recitate con l’ausilio delle numerose
suore giunte a Motta in occasione della ricorrenza del settantacinquesimo anniversario
della fondazione dell’ordine delle Suore Francescane del Verbo Incarnato.
Dopo la celebrazione della Santa Messa numerosi ragazzi si sono fermati a giocare
nei campi circostanti e a fare acquisti presso le bancarelle allestite intorno alla
chiesa che vendevano “sumenta”, ”mastrazzola”, ”nucigi”, ”ciciari calia” e dolci
per i più piccoli.
Presente anche la bancarella dei manufatti del laboratorio Milleimpronte dei piccoli
artisti mottesi. |
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Aspettando la Santa Croce |
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Cari amici sta per arrivare il 3 maggio e la comunità di Motta Filocastro è in fermento
per i festeggiamenti della Santa Croce. La chiesa si erge sopra un colle dove intorno
al 1550, secondo alcune testimonianze, un contadino zappando il terreno per piantarvi
una vigna, rinvenne una croce di legno. Decise di ubicarla su di un muretto e vi
portò la figlia paraplegica la quale dopo aver toccato e baciato il legno della
croce si alzò in piedi. Quest'anno la festa della Santa Croce assume una valenza
particolare poiché ricorre il 75° anniversario della fondazione dell'Ordine delle
Suore Francescane del Verbo Incarnato. E' questo un ordine nato a Motta Filocastro
ad opera di Madre Giovanna la quale vi giunse, insieme ad altre due suore, nel lontano
1930 e tra i numerosi doni che ci fece, ci fu una croce nella quale, nel 1991, casualmente
fu ritrovata una sua lettera oggi conservata nella Chiesa della Santa Croce. Sino
a pochi anni fa il piccolo monte era meta di culto solo il 3 maggio, infatti in
questa data la comunità di Motta Filocastro e i fedeli di altre comunità vi si recavano
in pellegrinaggio con una processione che aveva inizio nella Chiesa madre "Mater
Romaniae". Negli ultimi anni si avvertì la necessità di vivere più intensamente
questo luogo e si cominciò a recitarvi il Rosario una volta al mese e successivamente
il 25 di ogni mese, in concomitanza con le apparizioni della Madonna a Medjugorie,
e celebrarvi l'adorazione eucaristica. A partire dal 1996 venne celebrato il triduo
e qualche anno dopo la novena alla quale presero parte, e vi prendono tuttora, le
comunità limitrofe alternandosi nella celebrazione della messa. Il 31/05/2002 con
decreto vescovile n° 11/02 la chiesa della Santa Croce diviene Santuario diocesano.
Sarebbe per noi grande gioia poter condividere con tutti voi questa intensa giornata
spirituale. Vi Attendiamo. |
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Il giorno dell'Angelo, la festa d | | |